Gentile redazione ALF, preghiamo se possibile pubblicizzare un
nostro comunicato animalista.
Fermata e condotta nell`ufficio dei vigili urbani di Trepuzzi perché disturba la
riunione in corso nell`aula consiliare del comune. Dopo la lettera giunta in
redazione, proviamo a ricostruire la vicenda accaduta alla signora Rita Eromina
Montagna.
Sembrerebbe uno spiacevole episodio quello accaduto ieri a Trepuzzi, dove una
passeggiata della signora Rita Eromina Montagna con la sua cagnolina al
guinzaglio a un paio di metri dall`aula consiliare del comune di Trepuzzi, si è
trasformata in un presunto motivo di disturbo alla riunione del consiglio
comunale. Ricostruiamo la vicenda partendo da quanto scritto nella
lettera-esposto che l`avvocato Felice Lecciso, marito della donna, ha inviato,
dopo l`episodio, al sindaco del comune salentino, Cosimo Valzano.
Secondo quanto riportato dall`avvocato Lecciso, la moglie si era fermata a quasi
due metri di distanza dall`aula consiliare con la sua cagnolina al guinzaglio
per fare una telefonata. A questo punto, senza apparente motivo, la donna
sarebbe stata avvicinata da un maresciallo della polizia municipale di Trepuzzi,
il quale avrebbe intimato alla signora Montagna di allontanarsi da quel luogo
perché stava disturbando l`assise cittadina riunita in consiglio.
“Di fronte alla richiesta di spiegazioni e alle proteste della donna, che
affermava il proprio legittimo diritto di sostare sul suolo pubblico,” -
riportiamo quanto scritto nella lettera esposto inviata al sindaco - “il
maresciallo, adducendo confuse e pretestuose ragioni relative ad un preteso
disturbo della riunione in corso presso l`Aula Consiliare, intimava,
illegittimamente poiché nella circostanza il medesimo non rivestiva alcun ruolo
di polizia che giustificasse tale richiesta, alla Sig.ra Montagna di esibire il
documento di identità per farsi identificare”. Il rifiuto è bastato per “condurre
(la donna) di forza, con l`ausilio di un altro vigile urbano, prova ne siano (tra
gli altri) i lividi riportati dalla Sig.ra Montagna all`altezza del seno e
dell`emitorace destro, presso L`Ufficio della Polizia Municipale ove veniva
introdotta in una stanza e quivi trattenuta in isolamento, priva del telefonino,
che le veniva restituito solo in seguito, per circa quindici minuti”. Tutto ciò
sarebbe avvenuto mentre la cagnolina si trovava in strada dove, “terrorizzata al
pari della Sig.ra Montagna”, sarebbe sfuggita “al collare rischiando di finire
investita da una autovettura”.
L`avvocato Lecciso chiede, dunque, appellandosi direttamente alla “sensibilità
in materia di tutela dei diritti dei cittadini ed in materia di diritti delle
donne” del sindaco Cosimo Valzano, che si “adottino i provvedimenti del caso,
amministrativi e disciplinari, affinché detti fatti incresciosi ed offensivi non
abbiano a restare impuniti ed in conseguenza reiterabili”.
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Gentile redazione ALF, preghiamo se possibile pubblicizzare un
nostro comunicato animalista.
La giornata del 6 novembre a Montichiari è stata il finale di una settimana di
iniziative su tutto il territorio nazionale, da banchetti informativi a presidi
davanti a luoghi di tortura, che hanno voluto porre l’accento e l’attenzione sul
problema vivisezione, che continua a mietere 1 milione di vittime ogni anno
nella sola Italia, nel nome della scienza. Un problema che non si può risolvere
senza cominciare dai primi passi fondamentali, cioè renderlo pubblico e visibile,
togliendo la patina di segretezza ed ignoranza che lo ricopre.
Qualcosa sta cambiando, qualcosa si muove, un fermento ed una attenzione che
sono ancora in fase embrionale, ma che stanno agitando le acque, rendendo sempre
più difficile per i vivisettori nascondersi dietro all’invisibilità degli
scantinati e alle misure di sicurezza dei ‘fortini’ in cui portano avanti il
loro lavoro sanguinario.
Un fermento che comincia a dare voce ai più deboli e senza voce, a coloro che
provano ad urlare la loro disperazione ma non vengono sentiti o non vengono
ascoltati. Si tratta di un progetto a lungo termine teso a scardinare la
concezione specista secondo la quale ci siano individui di serie A e individui
di serie B, cani da compagnia e cani da laboratorio, animali da affezione e
animali da reddito, umani che comandano umani e animali che da questi vengono
discriminati e sfruttati. Stiamo provando con le nostre forze e le nostre voci a
cambiare il mondo, per crearne uno in cui gli esseri viventi abbiano tutti
eguali diritti e la discriminazione sia solo un brutto ricordo.
Siamo tornati ancora una volta a Montichiari con un corteo. La prima volta, ad
Aprile, volevamo scongiurare il progetto di ampliamento che avrebbe portato la
multinazionale Marshall Farm / Green Hill a costruire altri 5 capannoni (sotterranei)
per rinchiudere fino a 5000 cani nel loro lager. Il progetto era stato negato a
suo tempo dal Comune di Montichiari, ma abbiamo avuto conferma in questi giorni
dalla Asl Regionale Lombardia, nella veste del suo direttore Lucchina, che il
divieto di ampliamento è adesso definitivo e le proteste di Green Hill respinte
al mittente, senza possibilità di appello.
Questa volta per la strade di Montichiari e davanti all’allevamento stesso
eravamo ancora in tantissimi, circa 2000 manifestanti, a gridare “Quando liberi?”.
Infatti, come abbiamo già annunciato, il Ministero della Salute (attraverso il
sottosegretario Martini) ha dato approvazione alla Regione Lombardia affinché
venga applicata la Legge Regionale 33/2008 che norma tutti gli allevamenti di
cani. A questo punto è chiaro che se anche per la burocrazia Green Hill verrà
considerato a tutti gli effetti un allevamento di cani, e non più un laboratorio,
i problemi iniziano a diventare considerevoli e la chiusura non è qualcosa di
impossibile, ma diventa una prospettiva raggiungibile.
Nel consueto ‘valzer’ di dinamiche che si creeranno nelle prossime settimane e
nei prossimi mesi, tra la ASL regionale lombarda e il Ministero della Salute,
alcuni tecnici dovranno decidere se e come applicare questa legge e portare alla
chiusura di Green Hill. Non siamo così certi che sappiano quale importante
decisione debbano prendere, ma sappiamo quello che sentiamo noi in quanto
persone che lottano per degli individui che desiderano in questo istante una
cosa soltanto: la libertà.
Portare ancora una volta migliaia di persone in piazza a Montichiari è stato un
segnale che volevamo dare alla Regione, alle Asl, al Comune di Montichiari e non
ultimi ai vivisettori, affinché capiscano che non ci fermiamo davanti alle
promesse e che non fermeremo le mobilitazioni fino a quando quel dannato
allevamento non sarà vuoto.
Ognuno dei lumini che è stato portato dall’allevamento fino al Comune
rappresentava uno dei cani che è adesso prigioniero di Green Hill. Una metafora
per pretendere la liberazione di questi animali.
Una volta davanti all’allevamento con il corteo gli animi si sono ovviamente
scaldati. Sapere che lì vicino, in cima alla strada, ci sono quei capannoni in
cui i cani sono prigionieri, non può che smuovere gli animi e dare voglia di
rivalsa. Molti hanno provato a spingere via il cordone fatto da Carabinieri e
Polizia a difesa di via San Zeno, per salire fino all’allevamento. Tra questi
non solo giovani esagitati o estremisti, come dicono a volte i media, ma anche
signore di mezza età che inveivano contro chi si schiera a difesa di un luogo di
tortura.
La scelta di continuare il corteo e non fermarsi lì davanti era comunque stata
presa in precedenza, quello sarebbe stato solo un passaggio, importante e
toccante, ma solo un passaggio. Qualcuno forse non aveva capito che il corteo
non era terminato e preferiva rimanere in vicinanza dell’allevamento, ma da un
punto di vista di efficacia nei confronti di un Green Hill chiuso, senza
dipendenti dentro e con i dirigenti comodamente seduti a casa loro, non avrebbe
fatto differenza alcuna. Continuare a riempire e bloccare le arterie principali
di Montichiari perlomeno ha dato un segnale ad una amministrazione che da aprile
in poi sta facendo solamente ostruzionismo a tutte le attività animaliste nella
zona, non solo le nostre, ma prevalentemente quelle del Comitato Cittadino
Montichiari Contro Green Hill, a cui vengono vietati affissioni e banchetti con
le più diverse scuse.
Una Amministrazione Comunale, ricordiamo, che tecnicamente potrebbe anche
ritirare la licenza concessa a Green Hill nel 2001 e rinnovata poi nel 2008.
Sabato 6 novembre abbiamo ancora una volta cercato di esprimere la nostra etica
antispecista, con le parole e con la pratica. Ogni volta cerchiamo di far capire
che Green Hill è solo una concretizzazione estrema di un sistema vivisezione e
dello specismo, che la stessa empatia per i beagle dovremmo riservarla a tutti
gli altri animali uccisi nei laboratori e per tutti gli animali uccisi nei
mattatoi per l’industria della carne, per esempio, che provano lo stesso dolore
e la stessa sofferenza.
La nostra scelta di vita vegan è un piccolo passo in questa direzione, che
speriamo possa essere abbracciata da sempre più persone, il cui cuore sente la
tristezza e il dolore di quei cuccioli prigionieri a Montichiari.
Ma la nostra etica non si ferma certo agli animali. Pensiamo sia giusto prendere
le difese dei più deboli, di chi non può difendersi e di chi non può parlare,
per difendere veramente il diritto alla vita di tutti gli esseri viventi, anche
di quegli esseri umani discriminati, sfruttati, denigrati, derisi o addirittura
uccisi solo per il fatto di essere nati nel posto “sbagliato” del mondo o con il
colore “sbagliato” della pelle o con dei gusti sessuali che qualcuno considera “sbagliati”.
Per questo non è stato gradito affatto che ad un evento considerato parte di un
simile percorso di cambiamento sociale e culturale si siano presentate persone
di movimenti di estrema destra con spille, toppe e tatuaggi richiamanti gli
orrori del razzismo, della guerra, della discriminazione, dei lager, della
vivisezione sugli umani, dei campi di sterminio, della prevaricazione e dei
soprusi. Chi promuove certe idee spaventose come può parlare di diritti per i
più deboli, per gli animali? Come può indignarsi per il trattamento riservato ai
cani di Green Hill e non per lo stesso trattamento riservato ad un essere umano?
Come può aiutarci in un cammino che vuole proprio scardinare il concetto stesso
di discriminazione tra esseri viventi che sta alla base della vivisezione?
A Montichiari abbiamo portato un po’ di luce e per la chiusura di Green Hill si
accendono delle speranze.
Ma il cammino nella lotta contro la vivisezione e lo sfruttamento degli animali
è ancora lungo…. noi siamo pronti a percorrerlo con determinazione, sperando di
trovare ancora accanto a noi molti ed energici compagni di strada!
Coordinamento Fermare Green Hill
Ricordiamo che Striscia la Notizia sosterrà la lotta contro la chiusura di
GreenHill.
Potete anche voi telefonare al numero verde gratuito 800.055.077 lasciando un
messaggio in segreteria telefonica